Verso fuori.

Categoria: Matematica Pagina 2 di 3

Il Compasso Iperbolico (2)

Non avrei mai pensato che, dopo tanto tempo, sarebbe saltato fuori qualcuno a cui interessa il piccolo strumento per disegnare archi d’iperbole che ho costruito nel lontano 2007. Invece sembra che a Maurizio interessi, quindi ho scritto questo piccolo post per spiegargli come funziona.

Vanno fatte alcune doverose precisazioni:

  • Lo strumento, a causa del suo stesso progetto, può disegnare archi d’iperbole molto corti e distanti dall’asse trasverso della conica;
  • La struttura del compasso è poco stabile e facilmente soggetta a rotture: ciò è riconducibile alla lavorazione molto pressapochista che ne avevo fatto, utilizzando strumenti e materiali non adatti allo scopo;

Ad ogni modo, la struttura del compasso si basa sulla definizione di iperbole: il luogo geometrico dei punti del piano tale che per ogni punto la differenza delle sue distanze da due punti fissi detti fuochi è uguale ad una costante. Ho creato una pagina web con una applet Java che permette di visualizzare il tutto: potete trovarla su http://gio27.altervista.org/iperbole.html , il mio contenitore di contenuti multimediali vari…

Il compasso è la esatta trasposizione nella realtà dello schema nella applicazione java. La differenza tra il segmento PF1 e PF2 è pari al segmento costante F1A. Per tracciare l’arco di iperbole è necessario, tenendo fissi i punti F1 e F2 ruotare attorno a F1 il punto A (e quindi il listello che congiunge F1 e P). Se PB rimane perpendicolare a AF essa è l’asse, la mediana e l’altezza del triangolo APF2 rispetto al lato AF2.  Il triangolo APF2 allora è isoscele e AP è uguale a PF. Ma, allora, F1P – F2P = F1A = costante . Nel modello che ho fatto io ho utilizzato due elastici dello stesso materiale e stessa lunghezza per tenere il punto B a metà tra A e F2.

I listelli di legno sono ciascuno ad un livello superiore all’altro, per poter scivolare liberamente. I livelli sono mantenuti da una serie di dadi inseriti nelle viti (non disponendo di un metodo migliore). Le fessure lungo i segmenti AP, PF, AB, permettono ad A,B e P di spostarsi e di tracciare l’arco d’iperbole.

Essendo più realistici, per realizzarne uno che funzioni veramente bene bisognerebbe farlo in metallo, con delle guide all’interno delle fessure per mantenere in sede gli elementi che scorrono, adeguatamente lubrificati. Si dovrebbe studiare un ingombro dei listelli tale da impedire quanto meno possibile il tracciamento della zona vicina all’asse trasverso. Per mantenere in posizione l’elemento PB sarebbe buona cosa usare due molle con una costante elastica di media grandezza e uguale tra le due, cosicché all’accorciarsi di una l’altra risponda simmetricamente e PB sia mantenuto perpendicolare. Infine sotto a P andrebbe inserito un supporto per inserire una mina da disegno.

Con lo strumento mostrato in figura sono riuscito a tracciare un arco di iperbole con eccentricità vicina ad 1, viste le dimensioni del triangolo APF2 (provare con l’applet java per credere!). Sarebbe bello poter ripetere l’esperimento… se mia madre nel frattempo non lo avesse scomposto in pezzi mettendo le viti con le viti, i dadi con i dadi, etc. Ho provveduto a rimontarlo pazientemente, cambiando i tempi in questo post (che avevo scritto prima) dal passato al presente.

Spero di averti fornito sufficienti informazioni. Sono rare da trovare le persone che si interessano di matematica… quindi, ti ringrazio per il tuo commento!! Se hai bisogno di sapere qualcos’altro scrivimelo!

A presto, ciao!

Ancora sulla matrice I3

In riferimento al post precedente (http://fuere.wordpress.com/per-chi-odia-le-coniche), ho creato questo piccolo script di GNUplot per chi volesse “toccare con mano” il mostro ipercircoliperboloso. Lo script è ampiamente (sovra-)commentato: basta aprirlo con un normale editor di testo e ci trovate tutte le istruzioni.

gnuplot-script

Per girare ha bisogno di GNUPlot e delle librerie wxWidgets , più eventuali altre come i driver GNUplot di X11 se scegliete di modificarlo. Su n-ubuntu potete installare il tutto con un semplice:

sudo aptitude install gnuplot

Per eseguirlo, posizionatevi con un terminale nella cartella dove l’avete scaricato e digitate ./MatriceI3.txt
Vi rimando alle istruzioni per altri chiarimenti!

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Per chi odia le coniche…

Quando non ho niente da fare, capita che scovi qualche strano risvolto di una formula o che inventi e risolva (se ci riesco) alcuni problemi di tipo fisico/matematico. Questo tipo di comportamento è considerato dai siòri con cui mi confronto ogni giorno anormale, abnorme, rivoltante, abominevole, infantile, psicotico, se non semplicemente ridicolo e sintomo di un’incapacità mentale più o meno vasta. Desidero dedicare a tutte queste belle persone, ed ad una in particolare, questo post.

Avevamo appena concluso lo studio delle matrici a scuola. Delle matrici non sapevo niente, e anche se le trovavo piuttosto noiose, mi piaceva il concetto di determinante e di rango: due numeri coi quali si possono individuare caratteristiche comuni in matrici differenti. La parte più interessante era stata la scoperta che tramite le matrici quadrate di ordine 3 si potevano rappresentare tutte le coniche, le curve studiate l’anno precedente.

Una mattina la lezione era noiosa e così mi son messo a moltiplicare le matrici tra di loro. Mi son accorto che moltiplicando la matrice “circonferenza di raggio 1” per se stessa si otteneva la matrice identità:

Matrice I_3

Pensai che fosse una cosa interessante. Si otteneva la stessa cosa anche moltiplicando per se stessa la matrice “iperbole equilatera”: entrambe le matrici erano le reciproche di se stesse. Iniziai a chiedermi cosa potesse rappresentare la matrice identità, vista come conica: traducendo la matrice in equazione si ottiene:

eq1

eq2

Trovai la cosa interessante: interessante, non impossib ile. Infatti avevo già studiato in numeri complessi. Perché non provare a risolvere la cosa addentrandosi nel misterioso mondo dei numeri immaginari? Sviluppai il mostro come di seguito:

eq3

eq4

eq5

eq6

A questo punto ho pensato che avrei potuto dare alla variabile indipendente anche valori complessi. In quest’ottica, sarebbe stato comodo spaccarla in parti reale ed immaginaria, così ho trasformato l’equazione precedente in:

eq7

Dove “z” è, chiaramente, un numero complesso. Ma c’è un problema: per rappresentare l’oggetto descritto dall’equazione ci vogliono 4 dimensioni! Due servono per i valori in ingresso (x,y) e due per i valori in uscita (z reale, z immaginario). Peccato che il mio universo ne abbia solo 3 e che i miei occhi ne vedano 2! Che delusione!!

Non perdendomi d’animo, pensai di tagliare l’iperspazio quadrimensionale dove viveva il mostro conico con uno spazietto tridimensionale a cui sono più abituato. Cosa succede, ad esempio, se annullo la y? La mia equazione si riduce a:

eq7-y0

Osservandola, si nota che la radice può assumere solo valori reali, che moltiplicati per l’unità immaginaria danno solo valori immaginari. Con y=0 , dunque z assume soltanto valori immaginari! Guardandola ancora meglio, si nota che la forma, a meno della “i” è la stessa di quella di un’ iperbole equilatera con l’asse trasverso coincidente con l’asse delle y. In altre parole, la funzione, per y=0, ha questa forma:

y0

Mi sono poi chiesto cosa sarebbe successo se avessi annullato la x, intersecando quindi la mostruosa iperconica con lo spazio x=0 . L’equazione, dopo aver elevato l’unità immaginaria al quadrato, diventa:

eq7-x0-ym1

Succede adesso una cosa interessante. Se y è minore di 1 e maggiore di -1, l’equazione, sempre a meno di “i”, è della stessa forma di quella di una circonferenza di raggio uno. Anche questa volta, i valori assunti da z saranno tutti immaginari, e, dunque,  la funzione avrà il grafico di una circonferenza nell’intervallo [-1,1].

Ma se i valori della y sono esterni all’intervallo ]-1,1[ , allora il radicando è negativo. Possiamo dunque raccogliere un -1 dal radicando:

eq7-x0-ym11

eq7-x0-ym12

eq7-x0-ym13

Stavolta i valori assunti da z sono tutti reali, e il loro grafico coincide con quello di un’iperbole con l’asse trasverso coincidente con l’asse delle x:

x0r

Ottenuti questi risultati, mi sono chiesto se c’era un sistema per vederli tutti insieme, estraendo le informazioni dalla funzione. Ho provato vari metodi, ma il migliore, per visualizzare queste caratteristiche, è risultato essere la funzione seguente.

eq8

Il modulo evita lo spiacevole inconveniente della quarta dimensione, associando a z solo un singolo numero reale: il modulo del numero complesso, appunto. Riporto qui sotto il grafico, che ho evidenziato aggiungendo delle ombre in matita:

iperconica

Da questo punto di vista, è possibile vedere bene la circonferenza di raggio unitario (che assumerebbe valori immaginari) e l’iperbole “orizzontale” (che assumerebbe valori reali) sul piano yz. Dando un’occhiata al piano xz, invece, si vede che l’oggetto è una specie di iperboloide a due falde: l’iperbole intersecato da questo piano è quello “verticale” che abbiamo trovato per primo (che assumerebbe valori immaginari).

Arrivato a questo punto, mi sono detto soddisfatto. In gran parte lo sono stato perché ero riuscito a prevedere alcune interessanti caratteristiche dell’oggetto senza adoperare il computer. Ho poi portato i risultati al professore, col quale avevo discusso la cosa durante la ricreazione.

All’oggetto soprastante si potrebbe affiancarne anche un altro: quello che associa ad ogni punto (x,y) l’anomalia del numero complesso z: utilizzando i due grafici in maniera coordinata, si potrebbe avere un’idea d’insieme della mostruosa iperiperbole, anche senza vederla. Ma adesso sono stanco!!

La ricerca pura

Riporto un mio intervento sul blog http://tuttoqua.wordpress.com in risposta ad un commento di una lettrice, Ilaria, critica nei confronti della “ricerca pura”. Il suo commento ed il mio sono riferiti ad un post che parla del Large Hadron Collider (LHC), al quale la commentatrice imputava di richiedere troppi soldi, che avrebbero potuto invece essere utilizzati per dar cure alle persone con malattie gravi e aiutare i popoli del terzo mondo.

Tuttavia, Ilaria, è proprio da ricerche apparentemente inutili che sono arrivati molti miglioramenti alla vita. Nel XVII secolo, furono inventati i numeri complessi: questi numeri servono a estrarre le radici quadrate di numeri negativi. All’apparenza, sembra che non servano assolutamente a niente, vero? Ma, guarda un po’, senza questi numeri non si potrebbero descrivere le onde elettromagnetiche. E non credo che tu faresti a meno di radio, televisione, cellulare, fasci di raggi X che ti fanno le radiografie, di raggi laser che ti curano gli occhi, di elettroni, che nei microscopi elettronici, vengono usati per studiare le strutture microscopiche delle molecole per fabbricare farmaci per bloccare la trascrittasi-inversa del virus dell’AIDS. Al sincrotrone di Trieste, un LHC in miniatura, vengono prodotti fasci di raggi X tanto concentrati che permettono di studiare un sacco di cose, dagli OLED, ai farmaci, e che servono anche per curare i tumori.

Se cinquanta anni fa, nella mia zona di campagna, uno fosse saltato fuori a dire “Farò un ageggio che vi permetterà di sentire le persone dall’altra parte della Terra come se fossero accanto a voi!”, non ci sarebbe stato uno solo che gli avrebbe creduto. E invece poi, grazie a ricerche apparentemente inutili (”Chi se ne frega se la stratosfera riflette un po’ di microonde? La stratosfera non cura la tubercolosi!”) questi oggetti sono stati inventati ed oggi sono di grande aiuto anche per la comunicazione veloce in caso di emergenze sanitarie.

Alla stessa maniera, potrei dire “Chi se ne frega se gli se la materia è fatta di atomi, e se questi sono fatti di protoni, neutroni ed elettroni?”. E invece, proprio grazie a queste scoperte, la chimica ha fatto passi da gigante, e oggi ci sono le cure per molte malattie. Che poi queste cure non vengano portate a sufficienza nei posti dove ce n’è bisogno è vero. È vero che si investono pochissimi soldi per migliorare il tenore di vita delle persone più sfortunate di noi. Ma se questi soldi devono essere tirati fuori, non è alla ricerca che vanno tolti. Perché se oggi possiamo dare una mano a i bambini con l’AIDS in Africa è grazie alla ricerca. Tutta.

Molte persone pensano che la ricerca pura non serva a niente: non sanno che in ogni cosa che rende la loro vita migliore, non ci sono solo tasti da premere e luci da accendere, o mouse da cliccare, timer da impostare, o pastiglie da prendere. Ci sono lunghi studi, fatti di tentativi e di sconfitte, di gente che talvolta è anche morta per fare i suoi esperimenti, come Marie Curie, che ha scoperto la radioattività. E il perché del funzionare di queste cose sta in quelle leggi che si scoprono con le macchine come LHC.

Ed essendo queste leggi quelle che governano lo svolgersi di tutti i fenomeni, bisogna poi saper decidere se usare le loro applicazioni per farci evolvere ancora un po’, come si sta tentando di fare al CERN, o se si vuole restare nell’ignoranza completa e, di conseguenza, usarle per distruggerci completamente con le bombe atomiche.

Forse tu, Ilaria, saresti a favore del secondo scenario: dopotutto l’umanità ne gioverebbe molto: niente più problemi, niente più fame, niente… niente di niente.

L’articolo originale è disponibile qui: http://tuttoqua.wordpress.com/2008/09/09/esperimento-cern-diretta-via-web/

Il commento di Ilaria è il quarto, il mio il settimo.

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