Verso fuori.

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Arco Circumorizzontale e Arcobaleno

Ho già scritto in passato dell’alone a 22°, un fenomeno ottico prodotto dalla rifrazione della luce solare sui cirri, alte nubi ghiacciate. Recentemente ho potuto osservare un altro evento inusuale, più raro del precedente e visibile solo in alcuni periodi dell’anno: è l’ arco circumorizzontale.

Frammento dell'arco circumorizzontale, 23.06.2015

Che roba è? Non si tratta di un normale arcobaleno (per quello leggete più avanti); infatti non solo non è necessario che piova, anzi per essere visibile non devono esserci nuvoloni temporaleschi in giro, ma non non è nemmeno curvo! Si presenta come una striscia orizzontale, più o meno diritta e bassa sotto il Sole, dai colori molto intensi. Affinché si formi l’arco circumorizzontale devono verificarsi due condizioni, una di carattere meteorologico e l’altra di tipo geometrico.

Il frammento di arco e la sua posizione rispetto al Sole

Bisogna che ci siano delle nubi cirriformi, ossia nubi di ghiaccio, nell’alta troposfera. I cristalli di ghiaccio che le compongono devono avere una forma esagonale piatta, come le piastrelle di certi pavimenti, ed essere disposti tutti con una delle due facce verso il basso, proprio come in un vero pavimento. Ho trovato questo carattere che mostra come si vedrebbe uno di questi cristalli dall’alto, riuscite a vederlo? ⬢

Il Sole dev’essere a più di 57,8° di altezza sull’orizzonte e illuminare il cirro, che al contrario dev’essere visto con un’angolatura bassa; questo è necessario perché la luce per poter uscire dalla faccia inferiore ed essere poi visibile deve entrare nel cristallo di lato (attraverso il bordo della “piastrella”) con un angolo molto alto, appunto più di circa 58°. Se il Sole è più basso di questo angolo, ci possono essere quanti cristalli si vuole ma non ci sarà verso di vedere un arco circumorizzontale. Si potrebbero però vedere altri fenomeni, come l’arco circumzenitale, una sorta di antitesi di quello fotografato qui, che compare molto alto in cielo quando il Sole è molto basso.

La seconda foto mostra la posizione dell’arco rispetto al Sole, che era alto 67°. Proprio perché quest’ultimo dev’essere molto alto, ci sono periodi dell’anno nei quali non si può proprio vedere l’arco: in Italia d’autunno e d’inverno il Sole non raggiunge mai l’altezza di 58°, nemmeno sopra l’assolata Sicilia! L’arco circumorizzontale è un fenomeno estivo.

Ci sono poi posti che non godono mai di un Sole alto a sufficienza e nei quali eventi come questo non possono mai essere osservati. Questi luoghi sono a latitudini molto settentrionali o molto meridionali: Glasgow, Copenaghen e Mosca sono città sul parallelo di confine settentrionale, mentre quello meridionale passa per Capo Horn (rispettivamente 55°24′ N e S).

Arco Circumorizzontale prima di essere copertoQuesta terza foto è stata scattata poco prima che l’arco sparisse. Quando l’ho individuato, sopra al monte Summano e al Colletto Grande di Velo, era molto più esteso e l’estremità sinistra non era coperta dalla paffuta nuvoletta cumuliforme che si vede nelle foto. I cirri che producevano l’arco erano sfrangiati in senso orizzontale: a un certo punto i colori arancione, giallo e azzurro sparivano e rimaneva una specie di “manina” coi soli rosso, verde e indaco. Sfortunatamente durante il tempo perso per prendere la macchina fotografica l’arco era già quasi scomparso, e il pezzetto che ho ripreso è stato visibile ancora solo per un paio di minuti.

 

Ma non è finita! Durante la stessa giornata, il 23 giugno scorso, si è visto anche un portentoso arcobaleno! Nel tardo pomeriggio e durante la prima parte della serata un cumulonembo, con associato acquazzone estivo, ha coperto interamente il cielo. Ma alle h. 20.16, mentre il Sole tramontava sui monti, si è aperta una “feritoia” nelle nuvole, poco più larga del Sole stesso, mentre da tutte le altre parti il cielo continuava ad essere nuvoloso e pioveva con media intensità. Il Sole era a quel punto ad un’altezza sull’orizzonte di appena 6°: è questa l’altezza minima che il Sole raggiunge a casa mia, se si esclude quando d’autunno sorge sulle colline che chiudono la valle verso la pianura. Proprio perché così basso, ecco che si sviluppa un arcobaleno enorme, anche se incompleto, perché la parte alta non veniva illuminata dalla striscia di sereno. Appariva in (quasi) tutti i suoi maestosi 84° di diametro e arrivava a terra praticamente verticale; lo si può vedere se lo si confronta con l’albera alta, il pioppo cipressino, dritto come un fuso. Immediatamente dopo il tramonto, circa cinque minuti dopo che era comparso, l’arcobaleno è iniziato a sparire dal basso verso l’alto, perché non c’era più il Sole a illuminarlo! Gli ultimi settori, debolissimi, sono scomparsi circa dieci minuti dopo, quando il riverbero luminoso delle nuvole si è spento. Qui sotto c’è una piccola galleria di immagini di questo vastissimo arcobaleno.

 

L'arcobaleno prima del tramonto del Sole.Arcobaleno e Albera Alta
Settore occidentale dell'arcobalenoL'arcobaleno dopo il tramonto

Ormai il mio sito è diventato una raccolta di fotografie più o meno naturalistiche. Ci sentiamo alla prossima, ciao!

Genziane

Genziane

Oggi sono andato a fare due passi sui monti vicini, dove i fitti pini mughi si sono ormai risvegliati. Qua e là resta spazio per un po’ di prato, e dove il terreno è in pendenza bisogna stare attenti a non calpestare le genziane che lo affollano, come se, curiose, s’affacciassero verso il cielo per vedere che succede.

Genziane

Queste genziane, Gentiana clusii, sono frequenti sulle prealpi vicentine. Man mano che la primavera procede fioriscono sempre più in alto, sino a raggiungere le vette più alte, dove insieme a numerose altre pianticelle colorano i prati di blu, bianco, giallo e rosso.

Ma la primavera è finita, nel suo solito modo grandioso: oggi è il giorno più lungo dell’anno; l’orbita della Terra si è chiusa ancora una volta. Speriamo solo che riesca a scrivere ancora qualcosa prima del prossimo solstizio, altrimenti va a finire che il titolo del prossimo articolo sarà «Il Calicanto».

A presto!

Arcobaleno

Oggi ho potuto assistere ad uno splendido arcobaleno proprio dietro casa. Il fenomeno non è raro, ma è decisamente fuori stagione, perché di solito capitano frequentemente nel periodo compreso tra agosto e fine ottobre (lo stesso dei temporali). I cambiamenti climatici sono però ormai un dato di fatto, bisogna voler essere ciechi per non accorgersene: vent’anni fa, quand’ero bambino, nel fondovalle (300 m s.l.m.) nevicava ogni anno, anche se non abbondantemente, e la neve restava qualche settimana. Si è progressivamente ridotta a partire dagli anni 2000; quest’anno non solo non se n’è vista manco l’ombra, ma la temperatura non è mai scesa sotto zero!

Arcobaleno del 27.02.2014 - Proiezione stereograficaTorniamo all’arcobaleno. Avete mai notato che per descrivere bene il fenomeno occorrono almeno quattro lingue? In Italiano si dice “Arcobaleno”, cioè un arco che è un baleno, qualcosa che compare e scompare repentinamente. In Portoghese e Spagnolo di dice “Arco-iris”, un arco con i colori dell’iride. In Francese “Arc-en-ciel”, l’arco che sta in cielo. Infine in tedesco è “Regenbogen”, l’arco di pioggia. Solo con la cittadinanza europea si riesce a mettere tutto insieme!

Qui sopra c’è una panoramica dell’arco primario, quello che si vede normalmente. Grazie alla posizione favorevole della pioggia e di un varco nelle nuvole, le gocce ancora fitte sono state investite dalla luce solare praticamente diretta, determinando dei colori molto nitidi e intensi; si è reso così possibile vedere ben quattro ordini di duplicazione delle bande di colore verde, azzurro, indaco e viola, un fenomeno dovuto alla natura ondulatoria della luce e ai conseguenti effetti d’interferenza. La foto sopra è stata realizzata a partire da cinque pose minori, scattate con una piccola fotografica compatta, e unite con il programma Hugin. Ne ho realizzato anche una seconda versione, che ha un campo inquadrato più grande; dato che non sono riuscito a decidermi su quale sia la migliore, includo anche questa.

Arcobaleno del 27.02.2014 - Proiezione rettilineaNelle foto soprastanti, nei punti dove l’arcobaleno termina si vede bene che esso continua anche davanti agli alberi che nascondono lo sfondo, con intensità minore. Questo fatto è significativo, perché spesso si sentono fare domande del tipo “Ma se vado vicino all’arcobaleno, cosa si vede?” oppure “Quanto distante è?”. Ebbene, con un po’ di dispiacere debbo dirvi che queste domande non hanno alcun senso: l’arcobaleno è un fenomeno puramente ottico, non è certo un oggetto che si può toccare, ma non si può nemmeno dire che è in un posto o in un altro. In altri termini, se io fossi corso fino all’angolo in fondo al campo dove l’arcobaleno sembra finire avrei solo potuto, se fortunato, vedere un altro arcobaleno ancora più in là. L’arcobaleno si forma quando le gocce d’acqua in sospensione in aria disperdono la luce solare, poco importa se sono lontane centinaia di metri o se, spruzzate con un nebulizzatore, a pochi centimetri. Più che esserci un unico arco ad una ben precisa distanza, si può meglio dire che c’è un cono (con un apertura di circa 42°) del quale l’osservatore vede una sezione, come nel disegno che ho fatto qui sotto.

Disegno Arcobaleno

L’occhio vede un solo arco, ma le gocce che disperdono la luce producendo l’arcobaleno possono essere a diverse distanze dall’osservatore, legate alla presenza di ostacoli, a quanto fitta è la pioggia nei vari punti, al modo in cui vengono proiettate la luce del Sole e le ombre delle nubi.

Come spesso accade, anche questa volta è apparso un secondo arcobaleno, a breve distanza dal primario. Ciò accade perché quando la luce entra nelle gocce d’acqua (che sono sferiche) e le attraversa disperdendosi, solo una parte esce dalla goccia al caratteristico angolo di 42° rispetto alla direzione antisolare. La frazione rimanente va incontro ad una ulteriore riflessione prima di uscire ad un angolo diverso, di circa 52°; le gocce che, rispetto all’osservatore, si trovano a quell’angolo, disperdono la poca luce che non è già fuoriuscita verso chi le guarda, generando il tenue (ma neanche tanto!) arco secondario. Ma non è tutto! In condizioni ottimali dovrebbe essere possibile osservare anche altre riflessioni, che sono però tanto deboli da non essere quasi mai visibili.

Concludo con una galleria di immagini che colgono gli aspetti che ho sin’ora elencato, solo una piccola parte di quelli coinvolti; come il fatto che il cielo tra i due arcobaleni è più scuro, o che durante alcune ore del giorno gli arcobaleni non possono fisicamente apparire. Dietro un fenomeno metereologico così familiare, e sempre bello, si nasconde una quantità enorme di interessanti fatti scientifici. L’arcobaleno ha anche il merito di essere forse l’unica occasione nella quale le persone comuni scrutano per un attimo il cielo, sempre visto come qualcosa “a prescindere” e mai indagato. Il laboratorio più grande del mondo non è a Ginevra o sotto il Gran Sasso, ma è l’Universo stesso, che tutti possono guardare. Basta volerlo.

Il Vento e la Luna

Il 25 novembre scorso è stata una giornata limpidissima e molto ventosa. La neve che era caduta sulle montagne qualche giorno prima è stata strappata dai crinali dalle violente folate e sollevata per centinaia di metri. Visto che vi ho lasciati più di quattro mesi fa con il sole che tramonta nel foro del monte Priaforà, riprendiamo dallo stesso posto, ma in modo speculare.

Scarica il video…

Il rumore che si sente e il tremolio dell’immagine sono dovuti al forte vento, che rischiava di portar via treppiede e macchina fotografica. Il tipo che parla per metà in italiano e per metà in dialetto è un individuo sospetto la cui identità manterrò misteriosa…

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