Verso fuori.

Categoria: Astrofotografia Pagina 4 di 10

NGC 891, Transito di Io, Occultazione Lunare

Nella serata di venerdì scorso, caricato il telescopio e gli strumenti in macchina, sono andato alla volta del Monte Toraro (45° 51′ 45,45” N;  11° 16′ 07,48” E;  1897 m s.l.m.) per tentare delle riprese del profondo cielo. Nonostante il freddo, che ha ridotto in modo importante la durata della batteria al piombo che uso abitualmente (tanto che ho dovuto ricorrere a quella dell’automobile), il risultato dell’appostamento è stato tra i migliori di sempre. Al centro della mia attenzione, questa volta, c’è stata la galassia spirale NGC 891, che dalla Terra (a dir la verità, dalla Via Lattea intera!) si vede perfettamente di taglio.

NGC891 - Galassia Spirale di Taglio

La fotografia è il risultato di 90′ di esposizione, in 15 pose da 6′ ciascuna. Esse sono state mediate e il risultato è stato moltiplicato per il fattore 3, ottenendo 24′ di esposizione lineare, ma con il rumore ridotto come se fosse stato mediato cinque volte. Devo ringraziare il gelo per aver trasformato in brina la (poca) umidità dell’aria di montagna e per aver permesso di fotografare alla sensibilità di 1600 ISO, grazie all’attenuazione del rumore termico.  L’ottica è sempre la stessa: il buon Maksutov-Cassegrain Intes Micro Alter M500 ridotto a f/7, con la mitica Canon EOS 1000D (non modificata) al fuoco diretto; il sistema di guida, con il piccolo rifrattore Orion 80/400 e la Magzero MZ-5m, è montato in parallelo, con degli anelli decentrabili. Per la messa a fuoco, ho sperimentato con enorme soddisfazione una nuovissima maschera di Bahtinov, fatta di cartoncino, della quale prometto di parlare presto.

Ma veniamo a qualcosa di più astronomico e meno fotografico. La galassia si trova su per giù a 30 milioni di anni luce da noi (da 27 a 31, a seconda delle stime); per intenderci, quando sono stati emessi i fotoni che il sensore della mia macchina fotografica avrebbe molti anni dopo raccolto, sulla Terra si stavano formando i primati che avrebbero portato alle scimmie e all’uomo, gli organismi marini fossili di Priabona stavano ancora nuotando vivi e felici in fondo al mar e, poveri i nostri amici alpinisti, le vette Himalayane dall’aria sottile e rarefatta non c’erano ancora. NGC981 presenta una nettissima striscia di polveri che rendono invisibile il suo centro e che, già nella mia piccola foto, mostra numerosi dettagli. Nella stessa regione della costellazione di Andromeda, sono presenti molte altre galassiette, che sono visibili, se si ha la pazienza di cercarle, nell’immagine. Se invece non avete la pazienza di farlo cliccate qui e accontentatevi, ne ho trovate circa 60 (!!!).

Ma non è finita! Mentre stavo prendendo le immagini a obiettivo chiuso per la sottrazione del rumore termico, ho deciso di guardarmi il buon Giove al massimo ingrandimeno (180×) con un ottimo oculare Pentax da 7mm. Poiché avevo collimato lo strumento prima di iniziare le riprese, i dettagli dell’atmosfera erano molto nitidi; ma su tutti spiccava una macchiolina scura, proprio sopra i vortici e le tempeste gioviane. Dopo un tempo che non so quantificare, potrebbero essere stati venti secondi o sei minuti, osservando le lune visibili mi sono reso conto che ne mancava una: “La sarà dedrio… opure… davanti!!!” (“Dev’essere dietro [il pianeta]… o forse… davanti!”). E, in effetti, il puntino scuro che vedevo era proprio l’ombra di Io, che stava transitando davanti a Giove. Ho impiegato i successivi 40 minuti a godermi lo spettacolo, seguendo pian piano l’ombra che si spostava sul disco, arrivando a metà, poi iniziando la fase di uscita, che non ho seguito perché il sonno e il freddo mi stavano ormai compromettendo la vista.

Se avessi provato a fotografare il fenomeno al fuoco diretto del telescopio, ne sarebbe risultato un Giove con un diametro di 52 pixel, sul quale il puntino sarebbe stato forse invisibile. Pertanto, mi sono lanciato nell’impresa di fotografarlo in proiezione di oculare, senza alcuno strumento adatto, tentando contemporaneamente di mantenere in asse e di mettere a fuoco la macchina fotografica con l’obiettivo da 55 mm sopra all’oculare del telescopio. Per come ho proceduto, sono più che soddisfatto del risultato, che inserisco qui sotto. La lista dei transiti dei satelliti gioviani è invece visionabile qui: Io transita ogni 1,8 giorni, Europa ogni 3,6 e Ganimede ogni 7,2 (sono in risonanza 1:2:4). L’ombra di Io, nella foto, è il batuffolo scuro al centro della seconda banda arancione.

Giove con l'ombra di Io in transito

Visto che non c’è due senza tre, dobbiamo dedicare uno spazio anche alla Luna, che ha dato spettacolo pochi minuti prima che partissi da casa per andare sul monte. Vista la sua fase e posizione, ho scattato una sequenza di fotografie al nostro satellite mentre tramontava (devo ancora montare le immagini). Ma ecco la sorpresa! Quando ho finito la raffica mi sono accorto che una piccola stellina che era giusto a fianco della Luna qualche istante prima… non c’era più! La Luna l’aveva occultata, passandoci sopra. Si tratta della stella μ Sagittarii, il cui nome è Polis. La foto sottostante è l’ultima nella quale la stella era ancora visibile: nella posa successiva, mezzo secondo dopo, non lo sarebbe più stata. In basso a sinistra, nel riquadro, un ingrandimento della regione interessata e della stessa nella foto successiva. La stella è scomparsa.

Occultazione lunare di MU Sagittarii, 16.11.2012

Tutto questo, per una sola notte, non è stato poco: potrei scrivere ancora per ore del cielo meraviglioso che si vede dal monte Toraro, o dei pensieri che avevo quando, alle tre di mattina, ripercorrevo la stessa strada dalla quale cinque mesi fa ho scorto l’ultimo transito di Venere che avrei potuto vedere in vita mia, che non vedrò mai più. Ma è meglio che mi fermi qui.

Quartetto M51, M57, M31, M27

Molto rapidamente recupero degli arretrati e pubblico l’ultima foto eseguita. La Galassia Vortice (M51) e la Nebulosa Anello (M57) sono state fotografate il 26 Giugno scorso. La Galassia di Andromeda (M31) e la Nebulosa Manubrio (M27) sono della settimana scorsa. Per tutte le foto, eccetto quella di M31, valgono i dati della solita configurazione: Canon EOS 1000D al fuoco diretto di Intes Micro ALTER M500 ridotto a f/7 (focale 900mm, diametro 127mm), autoguidato con Orion 80/400 su Celestron CGEM. Per M31, al contrario, la foto è stata fatta con la stessa macchina, ma con l’obiettivo Canon EF-S 55-250mm che con la distanza ulteriore dal sensore arriva a circa 300mm di focale (diam. 58mm, f/5,2), non guidata, sulla solita CGEM.

M51 - Galassia Vortice

M51 – Galassia Vortice

La foto è la media di otto pose da 5′ ciascuna alla sensibilità di 400 ISO, moltiplicata per il fattore 1,75. La stessa cosa, ma per solo sette pose, vale per la fotografia seguente, di M57. In questo caso ho dovuto poi aumentare i valori del canale del rosso, che risultavano bassi a causa del filtro IR non modificato della macchina fotografica.

M57 - Nebulosa Anello

M57 – Nebulosa Anello

Passando alle due più recenti, la seguente foto di M31 è stata fatta in condizioni estremamente precarie ed è la media di sole tre pose da due minuti ciascuna, con un fattore moltiplicativo 2, alla sensibilità di 1600 ISO. Nonostante questo, è venuto qualcosa lo stesso.

M31 - Galassia di Andromeda

M31 – Galassia di Andromeda

La foto precedente, come la seguente, è stata scattata dal monte Toraro, che conta 1897 metri sul livello del mare. La qualità del cielo è decisamente migliore che nei fondovalle dove vivo: ho potuto stimare che in una serata limpida la magnitudine limite visuale si aggirava attorno a 5,2. L’immagine che ritrae M27 è la media di sette pose da 5′ ciascuna a 400 ISO, moltiplicata per il fattore 3. Si nota un difetto di autoguida, che attribuisco ad una calibrazione malriuscita della stessa: nonostante ciò, ritengo la foto sia comunque ben riuscita.

M27 - Nebulosa Manubrio

M27 – Nebulosa Manubrio

Mi piacerebbe poter aggiungere una descrizione di ciascun oggetto. Forse, potrò farlo questa sera.

A presto!

Sole del 12.07.2012, Venere diurno

In maniera veramente veloce, pubblico due recenti immagini che coinvolgono oggetti del Sistema Solare. La prima fotografia mostra i gruppi di macchie solari 1519 (sopra) e 1520 (sotto), ormai invisibili a causa della rotazione propria del Sole, come apparivano il giorno 12.07.2012. L’immagine è stata ottenuta con il telescopio Celestron C11 (diam. 280mm, f/10), filtrato con la pellicola Astrosolar della Baader Planetarium. Si sono eseguite 1937 pose a raffica, alla sensibilità di 200 ISO e tempo di esposizione 1/1250”; solo l’un percento di queste (una ventina) è stato selezionato e mediato per comporre l’immagine finale: essa, inolte, è stata realizzata unendone due, ciascuna ottenuta allineando le pose rispettivamente attorno alle due macchie principali dei gruppi (il programma Registax ha una funzione di allineamento multiplo che avrebbe dovuto fare automaticamente questa operazione, ma il risultato non era per nulla soddisfacente). Infine. si è agito con i filtri offerti dal medesimo programma per evidenziare i dettagli.

Gruppi 1519 (alto), 1520 (basso) del 12.07.2012

Gruppi di macchie solari 1519, 1520.

Lo stesso giorno, dopo aver fotografato il Sole, ho deciso di volgere il telescopio su Venere, alle ore 11.00 di mattina. Sapendo alla perfezione dove fosse il nord (ho scattato le fotografie dal prato dietro casa), lo stazionamento diurno della montatura equatoriale è stato sufficientemente preciso da poter trovare il pianeta girando un po’ attorno alla posizione stimata dal sistema di puntamento automatico. Anche in questo caso, ho riempito una scheda di memoria con 1682 immagini, delle quali ne sono state selezionate solo 18. Ciascuna immagine ha le medesime caratteristiche di quelle realizzate per il Sole, eccetto per il tempo di esposizione che è di 1/2500”. Ve la propongo così come è uscita dalla media, senza alcuna elaborazione, poiché essa, benché rendesse più netto il contorno del pianeta (la cui sfocatura è dovuta alla turbolenza atmosferica), non ha evidenziato alcun dettaglio superficiale, mentre aumentava il rumore di fondo.

Venere di giorno - 12.07.2012

Venere di giorno

Ad agosto dovrei avere finalmente un po’ di pausa. A presto!

Transito di Venere - 6/6/12

Transito di Venere – 6/6/12

Per puro caso, grazie ad una fortuna memorabile, sono riuscito a fotografare ed osservare gli ultimi quaranta minuti del transito di Venere, parzialmente nascosto tra le nubi.

Transito di Venere - 6/6/12

Il transito alle ore 6 23′ 10”

L’uscita era programmata da più di un mese: il progetto originario era di salire con il telescopio fino alla cima del Monte Toraro (45° 51′ 42,5” N; 11° 16′ 09,0” E, 1897 m s.l.m.), per poter godere dell’ottima posizione e dell’orizzonte libero che è accessibile da lassù. Tuttavia, mio padre mi ha convinto che non valesse la pena di portare 20 kg di strumentazione, in salita, per due chilometri, passando altri quaranta minuti a stazionare il tutto. Quindi, abbiamo deciso di virare su un teleobiettivo Canon da 55-250 mm di focale, acquistato appositamente, con un buon treppiede fotografico. Solo grazie a questo improvviso “clinàmen” nella strumentazione è stato possibile, in seguito, fotografare il transito.

La sera del 5 giugno, mio padre viene a prendermi, con la macchina, a Padova, dov’ero per seguire le lezioni dell’Università (ho cercato di spiegargli più volte che potrei venire in treno come tutti gli altri, non ho più speranza che mi ascolti). Una volta arrivato a casa, con la pellicola Astrosolar della Baader Planetarium ho costruito un filtro smontabile per l’obiettivo della macchina fotografica, dopo che ne avevo costruiti due di simili per il binocolo Zeiss 8×56. La notte passa veloce, e dopo qualche ora di agitato sonno, mio padre ed io ci alziamo, alle 3.30.

Grazie alle previsioni meteo e alle immagini satellitari disponibili nella rete, ho individuato la presenza di un varco nella copertura nuvolosa, che si stava lentamente spostando dalla Lombardia sul Veneto. Nella speranza di trovarselo sopra proprio quando sarebbe sorto il Sole, partiamo alle h. 4.00′ ed iniziamo ad arrampicarci con l’auto sui monti. Le condizioni meteorologiche sembrano disastrose: ad un certo punto entriamo in una fitta nebbia. Arrivati al monte Toraro, iniziamo la salita sulla strada asfaltata (retaggio della base antimissilistica che v’era installata, fortunatamente smantellata) ed andiamo fino in cima, ma la luce è ancora poca e non si capisce se la nebbia che ci circonda si estende in altezza per una decina o per centinaia di metri. Qualche minuto dopo la situazione è chiara: siamo dentro a una nuvola! Iniziamo a ridiscendere quando sono già le h. 5.35′.

Transito di Venere

Il piccolo Venere, con le nuvole in agguato.

Percorriamo nel senso opposto, con la vettura, la stessa strada fatta per salire: essa collega il comune di Tonezza del Cimone all’altopiano dei Fiorentini. La strada è ricavata lungo una costa dell’altopiano, a strapiombo, e passa sotto al noto Spitz di Tonezza. L’orografia del posto fa sì che la nuvolona venga fermata in alto, sulla cima, e non arrivi fino alla strada.

Adesso viene il bello! Ci accorgiamo che c’è un varco nelle nuvole e ci mettiamo a rincorrerlo su e giù per la strada, per trovare il punto dove, a breve, farà capolino il Sole. Ripassando per la terza volta su un tratto dove la vegetazione non impedisce la vista, lo vediamo spuntare da una nuvola. La macchina frena bruscamente, noi scendiamo giù, e con il binocolo filtrato… vediamo Venere sul Sole!!

Grazie alla velocità del treppiede con la testa a sfera, nel giro di 30 secondi la macchina fotografica è già pronta, piazzata a cavallo della linea continua che divide le due corsie (chi vuoi che passi di là alle sei e venti di mattina?!).  Metto a fuoco approssimativamente, finché mi alterno con mio padre al binocolo. Sembra ancora impossibile!

In sostanza ci trovavamo tra due nuvole del tipo che i metereologi chiamano “strati”. Lo strato più basso copriva la Val d’Astico, sottostante; quello più alto ci stava sopra, ma aveva un buco sopra l’altipiano di Asiago, ed è attraverso di esso che abbiamo visto il transito!

Le nuvole si spostano di continuo, e alla fine il varco si chiude. Scendiamo ancora, fino alla curva dove inizia l’abitato di Tonezza, e da lì riusciamo a vedere il terzo contatto e tutta l’uscita. Non sembra ancora vero!

Transito di Venere - Terzo contatto

Il terzo contatto, attraverso una spessa foschia.

Mio padre Giulio ed io, dunque, siamo stati tra i pochi, da queste parti, ad aver visto il fenomeno: un evento e una serie di colpi di scena da ricordare anche in futuro.

Infine, ricordo che il prossimo transito di Venere visibile dalla Terra avverrà nel 2117, ben oltre le capacità di chiunque di noi. Ma il prossimo 21 dicembre ci sarà un altro transito di Venere visibile da… Saturno! La sonda Cassini della NASA proverà ad inviarci un’immagine del fenomeno visto da laggiù. Inoltre, non si deve dimenticare che ci sono anche i transiti di Mercurio, che è ben più piccolo di Venere, ma passa davanti al Sole più spesso: i prossimi transiti previsti per il 9.05.2016 e per l’ 11.09.2019. Infine, le eclissi di Sole sono decisamente più frequenti, e una loro lista può essere consultata sulla relativa pagina di Wikipedia.

A presto, e speriamo che finisca il mal tempo!

Giulio e Giovanni, sulla curva della strada di Tonezza

Giulio e Giovanni, sulla curva della strada di Tonezza.

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