Verso fuori.

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Ligaoro canario – Gallotia galloti

Gallotia Galloti - Ligaoro canario Gallotia Galloti - Ligaoro canario

Dopo aver fatto la posta per un’ora abbondante a due suoi soci nascosti tra le frasche, senza alcun risultato, ecco che questo Gallotia Galloti (altresì detto: il ligaóro di Tenerife e di La Palma) mi si presenta sornione sopra un muretto. Segue la trascrizione fedele del dialogo scaturitone:

«’Ssa vóllo questo?»
«No, ‘ta chieto!, no te magno mia! A voleva solo farte na foto…».
«Ma… proprio ancò gavevelo da capitarme, sto chive! A no go gnanca finìo de cavarme la pele vecia…».
«Va be istesso, ma sta fermo! Va che bel colore…».
«Eh, ‘ssa creditu? A so mi el paron dela mura! A scòla i me ciamava “Iguana”!»
«Ta fermo ca go da métarte a fuoco».
«Cossa falo?? El se sconde drio un bussolotto!? Sti bipedi i xe senpre pì sèmi».
«Fata! Me spiase, no go portà drio niente da magnare, scusa!»
«Be, ‘lora va in mona. Na volta jera pì chieto chive. Saluti!»

E se ne va…

Il raggio azzurro

L’isola de La Palma, oltre che a ospitare uno degli osservatori astronomici più grande dell’emisfero boreale, è anche un bellissimo posto. Da 2426 metri di quota, sulla vetta del Roque de Los Muchachos (si tratta in realtà del crinale di un’immensa caldera), si possono vedere dei paesaggi stupendi e dei cieli fantastici.

Mi trovo qui per lavoro, ma prima di sera mi diverto a fotografare i colori ineffabili di questi sbrigativi tramonti tropicali: “Che ora xé? Le sei e mezza, adesso va sotto il sole. Che rottura star svegli di notte. È orribile. Dormire di giorno poi è osceno. Sacrilego. Ingrato. Bah! Beh almeno, prima che sia notte, vado a fare altre due foto al tramonto. Ma se ne hai già fatte seicento… vabè lo stesso. Che strane nuvole. Sono sul mare…”

Raggio azzurro - Roque de Los Muchachos, La Palma

Forse qualcuno dei miei lettori avrà sentito parlare del raggio verde, un evento atmosferico reso popolare da un film piratesco di qualche anno fa. In cosa consiste? Come avevo già scritto in un altro articolo, la distanza dell’orizzonte si può calcolare senza tante difficoltà a partire dalla quota da dove si guarda. In realtà, a questa descrizione geometrica dell’orizzonte manca un tassello importante: la nostra atmosfera. L’aria si comporta in certe situazioni come una lente, e così facendo distorce la luce che le passa attraverso. Avete presente i bizzarri riflessi che si vedono sull’asfalto d’estate? Sono dei miraggi, proprio come quelli del deserto, causati dalle differenti temperature dell’aria.

“Non lo vedo andar giù sul mare neanche oggi. Passerà tutto il mese senza averlo visto manco una volta. E tu che volevi vedere il raggio verde. Ah! Sempre pieno di nuvole. Che bischero sto oceano. E guarda le onde, fan paura perfino da qua in cima…”

Sole poco prima del tramonto

Allo stesso modo, strati atmosferici più caldi o freddi possono modificare il modo in cui la luce vi passa attraverso, e così l’orizzonte effettivo non sarà più quello dato dalla formulina della media geometrica, ma dipenderà da come e cosa c’è nell’atmosfera in quel preciso istante! E per di più, proprio come una grossa lente d’ingrandimento un po’ grossolana, l’atmosfera si comporterà in modo diverso per le diverse lunghezze d’onda della luce, e cioè la posizione dell’orizzonte ottico dipenderà dal colore della luce.

“Ma quella nuvoletta là è fatta lei così o è una distorsione ottica?? Sembra una stazione spaziale…”

Sole distorto al tramonto

Per questo può capitare che, prima di tramontare, l’ultimo lembo di sole che s’intravede abbia una tinta marcatamente verde. Il sole in realtà è già tramontato, ma la rifrazione atmosferica fa compiere alla luce verde una traiettoria curva, un arco che la porta, per pochi istanti ancora, agli occhi di chi guarda. È il raggio verde. Per scorgerlo serve un tempo molto buono e un’orizzonte eccezionalmente libero, come quello del mare.

“Magari riesco a vedere ‘sto maledetto raggio verde. Guarda come sbrodola il sole l’aria. Che forma assurda. Ma non va più giù! Ecco, adesso sembra rettangolare. Ma dai! Ecco, il sole rettangolare! Se lo racconto non mi crede nessuno. Dai che adesso si colora… eh sì, magari! No, ma aspetta, è davvero colorato! Svelto, la foto! Aspetta, sì, ma… ah, è tramontato. Finalmente. Molto bello. Vediamo cosa si vede nelle foto… blu!?!”

Il raggio azzurro

Ma esiste un fenomeno ancora più raro: il raggio azzurro (o raggio blu). Simile nel principio e nell’esito al raggio verde, si può avvistare solo se l’atmosfera è limpidissima, perché l’aria diffonde e disperde la luce azzurra molto più di quella verde, ed è questo il motivo per cui il cielo di giorno è azzurro. La fotografia soprastante mostra appunto questo effetto ottico: l’ultimo orlo di sole che scompare all’orizzonte è di un colore azzurro intenso, vicino ai bordi quasi violetto. Vi piace?

Per la cronaca, il raggio verde s’è fatto vedere il giorno dopo. Devo restare altri dieci giorni sulle isole Canarie. Chissà cosa mi aspetta…

Ben, tusi, questa no me la saría mia mai imaginà. Che fredo, scapén rentro. Nòte a tuti.

Transito di Mercurio (video)

Sebbene siano passati tre mesi e un paio di giorni, pubblico solo ora una piccola testimonianza del transito di Mercurio sul disco del Sole.

Il video ritrae, in maniera accelerata, il passaggio di Mercurio vicino ad un piccolo gruppo di macchie solari, attorno alle ore 16.10′ del 9 maggio scorso. La ripresa è allineata sul piccolo disco del pianeta, come se una telecamera lo seguisse; perciò si vede la superficie del Sole scorrervi sotto.

I fotogrammi di questo video, come le mie osservazioni, sono stati fatti da un piccolo comune in Baviera, Flintsbach am Inn. Il giorno del transito il tempo in Italia era così brutto che sono dovuto fuggire al di là delle alpi per poter vedere il fenomeno! Il cielo era completamente coperto fino al Brennero, mentre sopra Innsbruck si apriva qualche spiraglio. Alla fine, mio padre ed io ci siamo fermati poco oltre il confine tedesco, appena mezz’ora prima dell’inizio del transito. Siamo riusciti ad osservare tutta la sequenza d’ingresso e il lento passaggio fino al momento di massimo avvicinamento al centro del disco solare, quando anche lì sono sopraggiunte le nuvole (ore 16.50′ circa).

Come ho scritto nell’articolo precedente, c’è stato bisogno di scrivere un programma apposta per riallineare i fermi-immagine che compongono il breve video. Questo è anche il motivo per cui sin’ora non sono riuscito a trarre qualche altra bella fotografia dalle decine di pose che ho scattato quel giorno: i programmi che uso di solito non funzionano perché le immagini solari sono povere di dettagli. Pian piano, quando troverò il tempo per passare un paio di giornate al computer, dovrei poter aggiungere anche qualche altra ripresa.

Il transito di Mercurio è più frequente di quello di Venere. Mentre quest’ultimo avviene a coppie ogni 115 anni, il pianeta più piccolo del Sistema Solare passerà ancora davanti al Sole l’11 novembre 2019 e in altre dieci occasioni nel corso di questo secolo. Quindi non disperate! Se non l’avete visto, o se le nuvole ve l’hanno nascosto, ci sono ancora delle altre possibilità…

A presto!

L’occhio di Giove

Il 22 marzo scorso, la mattina presto, svegliandomi da sogni inquieti, trovai me stesso nel mio letto in un enorme bacherozzo mutato. Anzi no. Però non riuscivo a riprendere sonno: mancavano pochi minuti alle quattro e io stavo là a rigirarmi sotto le coperte “come un cavàlo sborassà dai pensieri dela vita” (sic).

Alzandomi per andare a bere un po’ d’acqua, vidi dal lucernario della mia camera una cosa buffa: il pianeta Giove stava per tramontare, prossimo alla vetta al monte Priaforà, e se ne stava sospeso sopra al buco che da il nome al monte. Erano le h. 04:01:30 circa. Nel corso della giornata seguente, ho calcolato, usando le coordinate geografiche di casa mia e del foro del Priaforà, le altezze reciproche e la posizione di Giove, dove e a che ora mi sarei dovuto trovare per beccare il pianeta dentro al buco.

La mattina successiva (23 marzo) la sveglia suona alle tre e mezza. Io la spengo e mi riaddormento. Andrà meglio il giorno dopo: con uno scarto di soli sette metri rispetto alla posizione calcolata, Giove attraversa il foro del Priaforà mutandolo (stavolta davvero) per pochi secondi in un occhio luminoso che scruta la valle (e che tutto vede e tutto sa…).

Il video che ho inserito è una versione accelerata del tramonto: ogni fotogramma è in realtà una foto con una posa di 5s, ritagliata attorno al foro del Priaforà. Le immagini sono state mediate per ottenere uno sfondo neutro e poco rumoroso, sul quale è stato poi rimontato il pianeta e le stelle, nella stessa posizione in cui erano prima. La stessa procedura è stata seguita per il fermo immagine con Giove al centro del buco, qui sotto. Aggiungo anche due immagini che presentano la traccia continua del pianeta, una a colori e l’altra in bianco e nero.

Accanto a Giove c’erano anche i suoi quattro satelliti. Callisto tramonta prima di Giove sulla destra, Io precede di pochissimo il pianeta gigante ed Europa lo segue ravvicinato ed è l’ultimo a scomparire, dentro al foro; Ganimede è nascosto dalla luce troppo intensa di Giove. Potete vedere una presentazione interattiva della sequenza, dove i satelliti si distinguono bene, a questo indirizzo: Giove JS. Dovete avere un po’ di pazienza finché il browser carica le immagini, poi potete anche ingrandirle. L’intero passaggio nel buco, nella realtà, è durato poco più di 10 secondi.

Questa sequenza, assieme a quelle della Luna e del Sole, che tramonta sul buco nelle prime decadi di Aprile e di Settembre, compone un bel terzetto. L’occhio del Priaforà ospita di volta in volta astri diversi. Non mi resta che aspettare che ci passino attraverso Venere, Marte e Saturno!

Ed ora torno a dormire…

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